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martedì 24 giugno 2008

Svizzera vs Italia/Il Contratto d'Affitto


Il primo anno di master è finito e purtroppo si è presentato il problema di cambiare sistemazione. Il mercato immobiliare di Ginevra è saturo. Nonostante un feroce viavai di persone dovuto alla presenza delle banche, delle organizzazioni internazionali e il CERN della fisica, gli affitti sono monopolio delle potentissime régies, sorta di ibrido tra l'amministratore di condominio e un'agenzia immobiliare. Per via della crescente popolazione e la decisione di non costruire nuove case nelle ultime aree verdi del cantone (i nuovi palazzi vengono ormai costruiti per i pendolari nella vicina Francia) i prezzi volano.

Arrivano a chiedere 500 euro al mese per una microstanza dotata di letto singolo e nient'altro. Per la serie, mi alzo e mi sveglio dando una ginocchiata al muro. Il prezzo medio per una stanza accettabile è di 700 euro. Tuttavia, qualsiasi bolletta è inclusa nel prezzo.
La cosa che più mi ha colpito nella mia ricerca di un affitto è che nessuno mi ha mai chiesto di farlo in nero. Credo che qui il nero sia associato a un pericolo per il locatore, il quale teme che l'inquilino possa danneggiare o impadronirsi dell'appartamento senza adeguate garanzie.

La legge svizzera inoltre favorisce nettamente il locatario (l'inquilino), dunque il locatore cerca di tutelarsi come può. Chiedendo ad esempio un deposito di tre mesi, generalmente sui 2000 euro. Tuttavia, la somma non deve fare spavento. Tutte le banche svizzere offrono un deposito vincolato, garantie de loyer, che l'inquilino apre a nome suo. L'inquilino però non può prelevare dal deposito senza la firma del padrone di casa. Alla fine del contratto, se non ci sono stati danni, l'inquilino si riappropria del deposito. E' ovvio che le banche chiedono una copia del contratto all'apertura del conto.

Ma cosa succede se il padrone di casa fa il furbo e si rifiuta di firmare la fine del deposito? Ad esempio, potrebbe sostenere che ci sono stati dei danni. Niente paura. C'è la ASLOCA, l'associazione dei locatari svizzeri. Iscrivendosi a questo sindacato per soli 55CHF all'anno (poco meno di 40euro), si ha diritto ad assistenza giuridica gratuita. Ossia, se devi fare causa e hai ragione, ti offrono gli avvocati, pensano loro a cominciare la causa e chiedono i risarcimenti per le spese giuridiche quando vinci. Dunque, a costo zero.

Inoltre, il tribunale del lavoro cantonale di Ginevra impiega in media 90 giorni per una sentenza di primo grado e altri 3 mesi per il grado successivo.
Tutto questo mi fa sentire sicuro e ben tutelato. Anche in un normale clima di sfiducia e sospetto reciproci, come tra padrone e inquilino.

Non avendo mai vissuto da solo in Italia, mi chiedo come sia la situazione media aldilà delle Alpi. O in altri Paesi europei e non. Quindi, se avete del tempo, sarebbe interessante confrontare la vostra esperienza con la mia nei vostri commenti. Il clima qui fa schifo, ma almeno un bel po' di incertezze si fermano alla porta di casa!

martedì 17 giugno 2008

La Costituzione del Kosovo

La Costituzione del Kosovo è entrata in vigore il 15 giugno. E', sorprendentemente, un testo molto bello. Non stupiscono i riferimenti alle istituzioni euro-atlantiche, all'economia di mercato, ai trattati ONU sui diritti dell'uomo. D'altra parte, il Kosovo nasce con l'obiettivo dell'integrazione europea.
Non mi aspettavo, però, un così chiaro riferimento al rispetto del diritto internazionale, fatto che in parte mette a tacere molte delle accuse contro gli Albanesi.

L'art. 1 ribadisce che "il Kosovo non ha rivendicazioni territoriali, nè cerca l'unione con altri Stati (NdR Albania) o parte di altri Stati (minoranze albanofone di Macedonia e Serbia, valle del Preshevo)". Dunque, no all'irredentismo.
L'art.5 tutela le minoranze. Lingue nazionali sono l'albanese e il serbo (parlato da meno del 10% della popolazione). Il bosgnacco, il rom e il turco hanno diritto a protezione municipale.
L'art. 8 dice che "è uno Stato secolare e neutrale in termini religiosi".
L'art. 7 pone sullo stesso piano giuridico tutte le etnie. E tutela la parità della donna nei confronti dell'uomo.
L'art.9 che il patrimonio artistico e culturale deve essere salvaguardato (Ndr i Serbi temono che gli albanesi musulmani distruggano i medievali monasteri ortodossi che si trovano in Kosovo).

Ma veniamo ai diritti umani.
L'art. 22 pone al di sopra della legge nazionale ben 8 convenzioni ONU ed UE.
L'art. 24 è uno dei più moderni e liberali al mondo. "Nessuno deve essere discriminato per razza, colore, genere, lingua, religione, opinione, origine nazionale e sociale, rapporto con qualsiasi comunità, proprietà, condizione economica e sociale, orientamento sessuale, nascita, disabilità e altri status personali".
L'art. 25 e i seguenti vietano la pena di morte, la tortura, la schiavitù e altri abusi.

Infine, articolo che interesserebbe alla Binetti, il #37 "diritto al matrimonio e alla famiglia".
"In base alla libera volontà, tutti godono del diritto di sposarsi e fondare una famiglia, nelle modalità regolate dalla legge"
comma 2. "Il matrimonio e il divorzio sono regolati dalla legge e si basano sull'ugugaglianza dei coniugi" (non avevo mai visto il divorzio in una costituzione prima d'ora!).

Vuoi vedere che, con una costituzione del genere, il Kosovo, Stato poverissimo e musulmano, legalizza il matrimonio gay prima dell'Italia?

lunedì 9 giugno 2008

Riflessioni/ Sui Gay Pride in Italia

Quest'anno non ho potuto partecipare al Pride di Roma, perché mi trovo all'estero. Ma leggendo i giornali e altri blog, mi sembra che sia stato un vistoso flop rispetto all'anno passato. Il contesto ovviamente era diverso. Un anno fa si sperava ancora di arrivare ad una legge per le unioni civili, l'attenzione mediatica era al massimo, occorreva dare una forte risposta al rigurgito reazionario del Family Day, al potere era un governo di centro(sinistra). Oggi, i gay italiani vivono un momento di sfiducia, impotenza e delusione. C'è la prospettiva di un quinquennio clerical-fascista al governo che dei diritti LGBT ci si fa uno spumone.

Ma soprattutto, come Luxuria ha intelligentemente notato, dopo 14 anni di pride e rivendicazioni ci si strugge ancora nell'amletico quesito "pride sì, pride no". Trans sì, trans no. Cravatta sì, cravatta no. O forse. Tutto questo mi ricorda il Moretti indeciso se andare alla festa in Ecce Bombo.
Tra due giorni la Norvegia diventerà il quarto paese europeo (e il sesto nel mondo) a legalizzare adozioni e matrimonio per i gay. Le stesse richieste sollevate dai nostri pride. Ma come ci sono arrivati gli altri Paesi?

Io vorrei che i nostri gay italiani aprissero gli occhi. Che capissero che per avere questi diritti, non basta andare in una piazza con i trans o un sit-in con i professionisti in giacca e cravatta (gli "insospettabili" delle chat). Cosa se ne fa un gay italiano del matrimonio omosessuale, se si vergogna di essere gay? Cosa fa? Si sposa in gran segreto e lo nasconde alla mamma e ai colleghi di lavoro? E poi? Adotta un bambino e lo nasconde in cantina? Questo forse lo farebbero in Austria.

Spero che con questi 5 anni di Berlusconi, i gay italiani non si lascino andare nella sfiducia ma prendano coraggio e forza in se stessi. Combattano quotidianamente. Facciano la politica di ogni giorno. Siano se stessi, non ostentino ma neanche nascondano la loro omosessualità ovunque si trovino: tra amici, in famiglia, al lavoro.
E, dall'altra parte, che le associazioni LGBT si concentrino su 3 obiettivi più realistici del matrimonio gay, ma che gettino le basi per la battaglia di domani:

1) aumentare la presenza dei circoli (e dei locali) sul territorio. Ce ne vorrebbe uno per ogni capoluogo.
2) spingere perché aumenti il numero di istituzioni locali (comuni, province, regioni) che riconoscano le coppie di fatto, anche se a livello simbolico.
3) con la destra al potere, lottare per avere una legge anti-omofobia, anti-hate crime. Questo sarà tanto più facile quando il Trattato di Lisbona entrerà in vigore (Irlandesi permettendo), dato che darà protezione costituzionale all'orientamento sessuale.

Coraggio! Non arrendiamoci! Ma soprattutto, non vergognamoci!

giovedì 15 maggio 2008

La California legalizza il Matrimonio Gay

Una coppia celebra la storica decisione

Oggi la California è diventata il secondo Stato degli USA a legalizzare il matrimonio per le coppie omosessuali (dopo il Massachusetts nel 2004).
Il Parlamento di Sacramento, a maggioranza Democratica, aveva già tentato due volte di passare la legislazione, ma il governatore Schwarzenegger (Repubblicano) aveva sempre posto il suo veto.
La Corte Suprema della California ha oggi sentenziato che "non esiste alcuna ragione di stato, nessun interesse legittimo della società, nel negare alle coppie omosessuali gli stessi diritti e doveri di cui le coppie eterosessuali godono nell'istituto del matrimonio". Inoltre, ciò discende dal fatto che "l'orientamento sessuale è una classe che deve godere di tutela statuale come il genere, la razza e la religione; per cui, ogni legge discriminatoria in tale direzione da oggi decade in quanto anticostituzionale".
Questa sentenza ha una portata storica incredibile per gli Stati Uniti. La California è infatti lo Stato più popoloso, e nella storia americana è sempre stato all'avanguardia nei diritti civili e nello sviluppo delle mentalità. La Californication, (che cantavano i Red Hot Chilli Peppers) ha inoltre una portata globale. Il cinema di Hollywood, il '68 e il movimento hippie, lo yuppismo, internet e google, gli standard ambientali che sarebbero sfociati nel protocollo di Kyoto sono tutte creazioni californiane che hanno cambiato la coscienza dell'Occidente.
Non resta da augurare che la profezia dei RHCP si avveri, e che "tidal waves cannot save the world from californication".
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Cronologia del matrimonio omosex:
- Olanda 2001
- Belgio 2003
- Massachussetts (US) 2004
- Spagna 2005
- Canada 2005
- Sud Africa 2006
- California (US) 2008
E' previsto nel giugno 2008 che il parlamento della Norvegia esamini il disegno di legge del governo sul matrimonio gay.

giovedì 21 febbraio 2008

Maggio porta le adozioni per i single

Dall'Ansa: il Consiglio d'Europa estenderà le adozioni per i single e le coppie eterosessuali di fatto. Thanks Europe for existing!

lunedì 18 febbraio 2008

Omofobia/ Incendio al Coming Out, Roma


Resistete ragazze.. Non fatevi spaventare, ha da finì 'a nuttata.
E' per episodi come questo che, Disonorevole Binetti, era importante una legge che punisse l'omofobia.

martedì 30 ottobre 2007

Update/ Unioni Civili nel Mondo


Ottobre porta numerose notizie per quanto riguarda i diritti delle coppie omosessuali. Le maggiori novità arrivano dal Sudamerica. Dal 1 novembre 2007 l'Uruguay sarà il primo paese latinoamericano a garantire delle unioni civili ai propri cittadini, mentre in Colombia la Corte Costituzionale ha riconosciuto numerosi diritti alle coppie conviventi (anche omosessuali) dando vita di fatto a partnership non registrate. Sembra che il legame linguistico con la Spagna di Zapatero si rifletta anche nella legislazione LGBT, come testimoniano le unioni civili erogate a livello comunale da Città del Messico, Buenos Aires e perfino nella lusofona Porto Alegre. Un'altra dimostrazione di laicità da parte di un continente cattolicissimo.


Venendo al nostro continente, l'onda di diritti cominciata in Europa Occidentale raggiunge la Mitteleuropa. E qui la Svizzera fa da modello, avendo introdotto le unioni civili tramite referendum (unica al mondo) a partire dallo scorso 1 gennaio. Legislazione identica a quella elvetica è stata presentata dal parlamento del piccolo Liechtenstein per conto del partito progressista Freie Liste. Con la stessa ispirazione, qualche giorno fa in Austria la Grande Coalizione di democristiani e socialisti ha portato in aula una proposta di legge. Rimanendo nell'ex impero asburgico, la sinistra in Croazia ha annunciato di aggiornare le attuali partnership non registrate a vere e proprie unioni civili in caso di vittoria alle elezioni di novembre.


Tempi più lunghi per quanto riguarda, invece, i matrimoni gay. In Islanda e in Svezia i parlamenti stanno discutendo delle leggi che renderebbero "gender neutral" l'istituto giuridico del matrimonio. Attualmente le partnership domestiche assicurano tutti i diritti spettanti alle coppie eterosessuali, compresa l'adozione. Tuttavia vi è un ampio consenso che negare il nome di matrimonio a tali partnership resti una forma di discriminazione da superare. Forse più rapido l'iter di una simile legge in Norvegia, dove la sinistra gode di una maggioranza più solida. Nel frattempo il Partito Liberale di Ungheria (SZDSZ), alleato minore dei Socialisti al governo, ha presentato un progetto di legge che ritiene di poter approvare nel corso del 2008. L'Ungheria passerebbe dunque dalle unioni non registrate ai matrimoni in un colpo solo. Sono però piuttosto scettico sulla riuscita del provvedimento, considerato che solo il 18% della popolazione si dice d'accordo e che anche se il governo gode di una maggioranza larghissima, è attualmente in caduta libera nei sondaggi (dal 50 al 22%) per via dello scandalo dell'anno scorso sulle bugie del premier Gyurcsany.


Negli USA, infine, il governatore dello stato di New York ha proposto di persona il samesex marriage. La legge di Spitzer ha passato la camera bassa ma dovrà superare indenne il senato a maggioranza repubblicana, il che è improbabile. Anche la legislatura del piccolo Rhode Island sta esaminando il capitolo matrimoni.


E così mentre il mondo piano piano si muove, i diritti LGBT in Italia restano invariabilmente fermi. Non rimane che riporre le speranze nel Charter of Rights incorporato nel nuovo Trattato di Lisbona che sarà ratificato dai Paesi UE nel corso del 2008.

domenica 17 giugno 2007

Roma Pride 2007/ Considerazioni: quale strategia per il movimento LGBT?

Il corteo può avere percorso 5 km per le strade di Roma, ma la strada verso i diritti civili è ancora molto lunga.
E' vero, la storica dimensione numerica del gay pride 2007 è eclatante: segnala che le manifestazioni LGBT crescono sempre di più, di anno in anno, e mostra con chiarezza che lo scarto tra politica e società italiana è abissalmente enorme.

Tuttavia, citando Mr Wolf di Pulp Fiction, è troppo presto per farci i pompini a vicenda. Uno sguardo alla scaletta politica italiana lo conferma:
Il governo di centrosinistra non ha la maggioranza parlamentare per varare il minimo sindacale, ossia i DiCo. Per questo dobbiamo ringraziare una legge elettorale particolarmente ingrata (ma anche il popolo italiano che si è scisso in un fifty fifty incredibile, nonostante 5 anni di governo Berlusconi). Nei sondaggi, il gradimento della coalizione si sgretola di mese in mese. A meno che non avvenga un miracolo, al più tardi nel 2011 il Paese tornerà nelle mani del centrodestra. E la destra italiana si sa bene quanto sia sensibile alle esigenze LGBT. Sebbene indugiare nelle previsioni a lunga sia quantomeno azzardato e un po' fantascientifico, possiamo ipotizzare che la sinistra non tornerà al potere prima del 2016. Tra nove anni. Prima di allora, è piuttosto improbabile che avvengano conquiste politiche per il movimento LGBT.

Se le prospettive politiche sono così sconfortanti, il buon attivista LGBT non deve arrendersi, ma trarre giovamento da questa analisi. E capire dove è necessario volgere l'attenzione. Partiamo da due dati:
Nonostante il pessimismo intermittente, il movimento omosessuale in Italia compie dei progressi enormi in tempi relativamente stretti. E' sufficiente pensare come l'omosessualità, fino a 5 anni fa, fosse un tabù della sfera privata; ora è un tema che fa tremare (e cadere) i Governi. La polarizzazione politica e mediatica che si verifica in questi anni è la naturale conseguenza dell'emersione di una scomoda verità nascosta. Il grande insegnamento del Pride 2007 è che, pur facendo di tanto in tanto un passo indiestro, la richiesta di diritti LGBT avanza inesorabilmente, segnando record storici di partecipazione popolare. Altra lezione è che il Gay Pride sembra, al momento, l'unica iniziativa che riesca ad attrarre una grande platea, se confrontata con il fallimento del Coraggio Laico, e il quasi fallimento del DiCo Day di febbraio (50.000 persone, anche se in crescita rispetto al Kiss2PACS 2004).
Il secondo dato da prendere in considerazione deve essere, ancora una volta, l'orientamento della società nel suo complesso. Il sondaggio condotto da Eurobarometro nel 2006 per conto dell'UE, segnala che soltanto il 31% degli Italiani è favorevole al matrimonio gay e un 24% alle adozioni, contro una media UE-25 rispettivamente del 44 e del 33%. Confrontando i dati italiani con quelli dei Paesi che si sono già dotati di partnership registrate, unioni civili o addirittura matrimonio, è chiaro che il sostegno della popolazione deve essere rinforzato.
Nel prossimo decennio di esilio dalla politica, l'attivismo LGBT deve porre la società italiana al centro di ogni strategia, deve saperla sedurre e conquistare. E' la condizione sine qua non per non giungere impreparati all'appello del 2016.

Resta dunque moltissimo da fare. I diritti civili saranno garantiti quando sapremo battere i vescovi in piazza per 3-1, come in Spagna alla vigilia del matrimonio gay, quando a fronte del milione di partecipanti al locale family day, gli omosessuali spagnoli ne portarono tre (e la Spagna ha venti milioni di abitanti in meno dell'Italia). Nel frattempo occorre continuare con le piccole battaglie quotidiane:
Dal coming out individuale che sensibilizza man mano l'ambiente circostante, ad un maggiore coinvolgimento dei media e dei settori più vitali dell'Italia.
Sarà poi utile portare il Gay Pride nazionale nelle realtà più bisognose di sostegno del nostro Paese: Napoli, la Sicilia, Bari. Ma anche Veneto e Lombardia profonda.
A livello politico, occorrerà insistere a livello comunale e/o regionale sui simbolici Registri delle Unioni Civili, in modo da creare un effetto a macchia di leopardo che crei la spinta propulsiva per le politiche di livello nazionale.

In breve: Mr Wolf ha ragione, il grosso deve ancora arrivare. Ma siamo pronti ad accoglierlo con la giusta serenità e l'entusiasmo, che la conoscenza del presente e del recente passato italiano devono necessariamente infonderci.

Roma Pride 2007/ Foto (3)

Pastori sardi à la mode

quanto sei bella Roma..
ovviamente, un futuro cittadino immorale
ci vorrebbe un occhio di pesce..

Roma Pride 2007/ Foto (2)


Niente DiCo? Dico niente PD! (mannaggia alla testa di questo tizio!)




Roma Pride 2007/ ....e Colombia

E mentre in una folla splendida, coloravamo San Giovanni nella manifestazione LGBT più grande della storia italiana (eravamo proprio un milione!)..


.. venivano legalizzate le unioni civili gay in Colombia, per la prima volta a livello nazionale, nell'intera America Latina!

Colombia: oltre la coca c'è di più..

mercoledì 30 maggio 2007

Matrimonio Gay in Europa/ Progressi


Il 16 maggio 2007 il governo norvegese socialista di Jens Stoltenberg ha presentato in commissione parlamentare un disegno di legge che apra il matrimonio alle coppie omosessuali, abrogando le attuali unioni civili.

Stesso percorso
era stato avviato dal governo svedese di Persson nel 2006, prima delle elezioni che hanno portato al potere il centrodestra. Nel gennaio 2007 la commissione incaricata di studiare il dossier ha raccomandato al nuovo parlamento l'estensione della legge sul matrimonio. La Chiesa di Svezia ha espresso lo stesso parere a marzo. Il Primo Ministro conservatore Reinfeldt non si opporrà alla nuova legge, in un panorama politico dove il solo partito che ha dichiarato la sua contrarietà sono i Kristdemokraterna (democristiani).

La previsione per l'Europa, dunque è che Svezia e Norvegia (seguite con tutta probabilità da Danimarca, Finlandia e Islanda) saranno i prossimi paesi a seguire Olanda, Belgio e Spagna in questo processo. Nonostante il parere favorevole dell'opinione pubblica, in Francia Sarkozy non intende andare aldilà di alcune modifiche degli attuali PACS. Allo stesso modo, è altamente improbabile che in Germania si arrivi al matrimonio gay finché la sinistra non sarà in grado di tornare al governo. Se otterrà un secondo mandato, il socialista José Socrates promette che introdurrà il matrimonio gay anche in Portogallo.

Ricordo, infine, che le coppie omosessuali in Svezia hanno già il diritto di adozione congiunta, all'interno di un'unione civile.

domenica 13 maggio 2007

Riflessioni/ Ancora su Family Day e Coraggio Laico

Dalla giornata di ieri deduco due cose: il Famolo Dai era essenzialmente una protesta contro gay e lesbiche, con solo una piccola minoranza realmente convinta di manifestare per la famiglia. Il Coraggio Laico è stato un flop che non ha saputo scaldare il cuore se non ai diretti interessati.
Se a livello di Paese gli schieramenti pro e anti gay possono essere visti intorno a un 50 - 50, in politica i nuovi diritti civili sono difesi apertamente solo dai partiti più piccoli, diciamo un 20 contro 80.
Se il trend del resto dell'Occidente si dimostra efficace anche qui, possiamo lecitamente attenderci che tra 15-20 anni, l'Italia, partita in ritardo, arriverà gradualmente a dotarsi di leggi tolleranti, fino al matrimonio omosessuale e le adozioni. Sono abbastanza sicuro di questo, tuttavia la domanda diventa: vogliamo davvero aspettare così a lungo?
Se la risposta è no, abbiamo il dovere di guardare la realtà in faccia e comprendere che la battaglia, fin qui condotta, ha mosso solo i sassolini. C'è bisogno di maggiore creatività e durezza.
Personalmente, credo utopicamente che il modo migliore per smuovere la maggioranza degli Italiani dal torpore sarebbe questo: un coming out collettivo e compatto. Gay e lesbiche a spasso mano nella mano, che se vogliono scambiarsi un bacino di tanto in tanto, lo fanno sotto gli occhi di tutti. Tutti i lavoratori e studenti gay che non si nascondono più, che non mentono più. Lo so, le paure sono tante e le abbiamo tutti. Io per primo. Ma provocare conati di vomito in modo pacifista e naturale, su base quotidiana, mi sembra la strada più efficace per stringere i tempi. Un Coming Out Day nazionale per segnare lo spartiacque tra rassegnazione e coraggio.
Si aspettano proposte alternative.

lunedì 7 maggio 2007

Update/ Mappa della legge sull'aborto


Dopo il referendum di febbraio, il parlamento del Portogallo ha legalizzato l'aborto in aprile.

Sempre in aprile, il governo del Distretto Federale di Città del Messico ha fatto la stessa mossa, rompendo un importante tabù in America Latina.

martedì 20 marzo 2007

Provocazione/ Family Day 12 maggio

Perché non sfilare tutti accanto ai cattolici per la famiglia? Non è specificato che la famiglia debba essere tradizionale.. sarebbe forte come protesta..

Diritti civili/ Ley Gay en Mexico DF

Approvazione della legge per le convivenze omosessuali nel Distretto Federale di Città del Messico. Novembre 2006.

"Reconocer juridicamente otras formas de relaciòn afectiva entre dos personas no es promoverlas" superati anche dal Messico..

USA/ La strana evoluzione dei diritti civili

I Neri hanno impiegato 100 anni per ottenere uguali diritti de facto in tutti gli Stati Uniti d'America. E' interessante osservare il modo in cui la società e lo Stato americano incorporano nel loro ordinamento nuovi diritti civili. E' un processo lento, dovuto ai numerosi checks and balances della democrazia statunitense. Noi Europei procediamo, invece, per grandi salti, a parte rari casi di sostegno popolare. Penso ai referendum italiani sul divorzio e l'aborto (dove, in ogni caso, si trattava di scegliere se abrogare le leggi già approvate dal parlamento). Negli USA la parte del leone la fa di solito la Corte Suprema: sono i tribunali, spesso, a imporre nuova legislazione. Per questo, la politica americana generalmente si ribella e risulta ai nostri occhi europei conservatrice e bigotta. Eppure, la natura ingarbugliata di tale processo assicura, in modo più definitivo che da noi, che quando un diritto civile arriva ad ottenere un ampio sostegno dalla politica, la questione risulta settled, ossia chiusa, per sempre. Due esempi sono chiarificatori, l'aborto e la pena di morte.

Aborto: L'aborto è stato legalizzato a livello federale nel 1973 dalla sentenza Roe v Wade della Corte Suprema. Nei paesi di common law tali sentenze si traducono in precedente e quindi in legge. Sull'onda del movimento del 68, questa decisione fu imposta dall'alto, un'elite progredita nei confronti di una maggioranza confusa e divisa. Il risultato? L'aborto è tuttora un tema delicato in America e i sondaggi di opinione mostrano che il popolo ritene che l'attuale legge è troppo permissiva. Si sono susseguiti vari tentativi in tribunale per superare in linea restrittiva la Roe v Wade. Finora la Corte Suprema, che è di nomina politica, ha retto. Perfino i Democratici non riescono ad essere pienamente pro-choice, nel timore di perdere voti al centro. Il tema non è settled.

Pena di morte: Uno dei punti per i quali disprezziamo di più gli USA. Anche qui con la sentenza federale Furman v Georgia (1972) la pena di morte venne sospesa fino al 1976, quando un'altra sentenza Gregg v Georgia la ripristinò. In Italia la pena di morte è bandita dalla costituzione. Chiedetevi cosa succederebbe in un referendum: "Vuoi introdurre la pena di morte?" vincerebbe il no. Ma se la domanda fosse "Sei favorevole alla pena di morte per alcuni reati, come la pedofilia o il terrorismo?" mi aspetterei una vittoria del sì. Questo, perché ogni società impiega decenni per far proprio un nuovo diritto. Attualmente, in America, molto molto lentamente, la pena di morte sta di nuovo scomparendo: non per iniziativa delle corti, ma dei politici locali. Solo quando una maggioranza della popolazione e degli Stati sarà contraria alla pena di morte, sarà possibile un emendamento costituzionale federale che la vieti per sempre.

Infine c'è il matrimonio per coppie dello stesso sesso: il percorso qui è simile alla pena di morte. Nessuna iniziativa federale (anzi, nel codice civile Clinton introdusse "marriage is a union of a man and a woman"), lentamente gli Stati introducono il nuovo diritto a partire dalle Hawaii con le partnership domestiche del 1996. Dove si è fatta la legge, il tema è settled. Procedendo lentamente, per tribunali e parlamenti, Stato dopo Stato il diritto avanza. A macchie di leopardo. L'inevitabile fascino dei nuovi diritti civili.

In conclusione, per quanto possiamo preferire una società guidata da un'elite più illuminata della massa, l'America è più democratica, che ci piaccia o no: solo quando un diritto è davvero percepito come un bene per tutti, esso si fa strada nei cuori e nelle leggi. Per rimanerci, però, per sempre.

lunedì 12 marzo 2007

Turkmenistan/ Morte di un Turkmenbashi


L'antica via della seta, dopo aver attraversato Tehran, si lascia il mar Caspio alle spalle e si inoltra nella steppa sconfinata in direzione di Samarcanda. La prima terra che solca è il Turkmenistan.

Una terra di turchi nomadici, poco inclini all'islamismo e in parte russificati dopo un secolo di zar e soviet. Per i Turkmeni il comunismo non è mai finito, ha solo cambiato pelle. Si chiama Turkmenbashi. Saparmurat Niyazov, quando a Mosca è caduta l'Urss, ha mantenuto il potere, erigendo un culto della personalità orwelliano. Gradualmente, grazie al gas di cui il suo Paese è ricco, e che noi compriamo per il riscaldamento l'inverno.
Il suo nome è Turkmenbashi, "Padre dei Turkmeni", forse sul calco del più celebre Ataturk, ma meno benevolo. La capitale, Ashgabat, è disseminata di monumenti sontuosi e magniloquenti quanto inutili e kitsch. L'arco della neutralità è una torre sormontata da una statua dorata del Turkmenbashi, che ruota allo spostarsi dal sole in modo da poter sempre scintillare sopra la città. I mesi dell'anno sono stati sostituiti dai nomi dei parenti del dittatore. Pane, in lingua turkmena, ora si dice Gurbansoltanedzhe; il nome di sua madre. "Vorrei del latte e due Gurbansoltanedzhe, grazie".

Niyazov ha scritto un libro di precetti e folklore epico, la Ruhnama. Tutti i cittadini devono imparare a memoria il testo. Conoscerlo è necessario per superare il "test di moralità" richiesto per una patente di guida. Gli insegnanti sono tenuti a conoscerlo e diffonderlo, pena il licenziamento. Sono anche invitati a scrivere periodicamente sui giornali, elogi filologici della Ruhnama. I medici giurano non su Ippocrate, ma su Turkmenbashi. Nessun uomo deve portare la barba, nessun cane può trovarsi ad Ashgabat, perché puzza. Nel deserto del Karakorum, dove d'estate si toccano i 50 gradi, è in costruzione un' enorme pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Ma anche i Turkmenbashi muoiono. Un infarto ha stroncato Niyazov lo scorso dicembre. Un oscuro ex primo ministro, forse figlio illegittimo del presidente, Gurbanguly Berdimuhammedov, ha assunto il potere. Ha convocato elezioni, ottenendo l'89% dei voti. E' proprio vero che morto un Turkmenbashi, se ne fa un altro.

Sotto, alcune immagini di Ashgabat e dei deliranti progetti di Niyazov.

domenica 11 marzo 2007

Foto/ Piazza Farnese





Grazie a Dado per le foto ;)

Diritti Ora!/ Piazza Farnese


In attesa delle "nostre" foto, alcune considerazioni sulla manifestazione di ieri:
Pollice Su:
Numeri: Eravamo 50.000. Piazza Farnese era piena, con occasionali strabordamenti verso Campo de Fiori. Se si escludono forse i gay pride, è stata la più grande manifestazione per i diritti civili di gay e lesbiche in Italia. La prossima volta bisognerà prenotare piazza del Popolo.
Interventi: Commovente la mamma di Paolo Seganti (il ragazzo ucciso a Roma un anno fa perchè gay), rivoluzionario don Barbera ("i faraoni del Vaticano sono degli omosessuali repressi" - ...e parte il boato del pubblico, "l'amore di Cristo è uno solo"), carismatica Imma Battaglia (DiGay Project), pungente Vladimir Luxuria ("ma quale gay bacerebbe mai Andreotti??"), diplomatica ma tenera Barbie Pollastrini ("questa è una battaglia di amore, di rispetto, di umanità")
Personali: A parte un gay pride, non avevo mai partecipato ad una manifestazione LGBT. Non è la stessa emozione. Mi sono sentito più forte e meno solo in questa lunga lotta per il rispetto e la tolleranza. Niente carri e costumi. In piazza eravamo la rabbia, la normalità, la sofferenza, la speranza.
Pollice verso:
Politici: Troppi e ripetitivi. Giusta la presenza della ministra Pollastrini, comprensibile l'intervento di alcuni segretari di partito per ottenere visibilità. Inaccettabile il valzer dei vari sottopanza di turno. Eccessivamente lungo (1 ora e mezza) lo spazio riservato a tali eminenze.
Presentatore: Ignoravo chi fosse tale Diaco. Si è dimenticato troppo spesso che il suo ruolo era solo quello di seguire una scaletta e introdurre gli interventi. Ininteressanti i suoi giudizi e tanto meno la sua polemica con Cecchi Paone sulla conduzione. Ma sti cazzi!
Coppia comune: Carina l'idea di far parlare due lesbiche e due gay della loro convivenza. Ma se le due donne erano due belle signore di 40 anni, i due uomini erano due 60enni vestiti alla Malgioglio (che tra l'altro sparavano un sacco di banalità). Ora. Non lo dico per razzismo o superficialità, ma se bisogna fare una lotta politica (e anche di immagine nel sensibilizzare una maggioranza intollerante) perché non presentare al pubblico una coppia di bei 30enni anziché le due macchiette, che non fanno altro che rinfocolare i pregiudizi?
Omicidio Chiesa: Basta con la storia che il 65enne ucciso a Roma due giorni fa conviveva da 20 anni con il suo compagno! e basta con la storia dell'omicidio per omofobia! Si era portato a casa una marchetta per sesso. Punto. Non mi sembra un uomo degno di martirio, né un modello da portare a difesa dei DiCo.