lunedì 5 maggio 2008

Italia/ La violenza che diventa paradigma

Non riesco più a restare in silenzio davanti allo spettacolo della mia terra che si autodistrugge. Eravamo abituati che la violenza fosse confinata a zone limitate. Che la Sicilia fosse strozzata dall'omertà e la paura, che in Calabria le sentenze si firmassero con il sangue. Ridevamo con disprezzo che a Napoli le donne gettassero dalla finestra sassi contro la polizia, quando cercava di arrestare i camorristi. Ma questo oggi accade nel centro di Torino. Dove la folla non vuole essere multata per la macchina in doppia fila.
La violenza si diffonde e diventa sempre più banale. Abbiamo sempre preso in giro il mitico Nordest, ricco ma ignorante. A parole moderno, ma con lo spirito contadino infilato nella griffe da esibire con arrivismo. Ma oggi vediamo la faccia oscura di questo Veneto impigrito e senza futuro. E in una piazza di Verona un ragazzo muore senza una ragione, per una sigaretta.
Abbiamo liquidato come cronaca nera le vicende di Erba, Lombardia. Ma a Treviso due assurdi tentativi di suicidio, la poliziotta e la sua vicina di casa, ci dicono che questa depressione sociale non è isolata. E ancora, Roma. O Italia. Gli attacchi contro gay e lesbiche sono in aumento, il Coming Out e la bomba carta, il Mario Mieli svaligiato da movimenti di estrema destra. Ma come parlare di omofobia, come pretendere che esista una tutela per la minoranza omosessuale, come se fosse l'unica? E' un intero Paese che è malato di violenza, contro tutti i diversi e anche contro se stesso.
Un Paese non impaurito, ma già terrorizzato. Un Paese che al 70% ha votato partiti che vedono nella globalizzazione e nell'immigrazione le ragioni principali dell'insicurezza. Un Paese che ha un bisogno disperato di capri espiatori perché fa troppo male scoprire che il cancro siamo noi stessi.
E in un circolo vizioso che sembra perpetuarsi all'infinito, il Paese si ripiega sempre più, la legge della giungla, la legge del "penso agli affari miei", prende il sopravvento e l'illegalità diventa violenza psicologica. Mentre la rabbia sale. Dietro ai parcheggiatori abusivi, ai lavavetri ai semafori. Alla polizia incapace di reagire, alla politica che è ormai in un bozzolo di seta da 15 lunghissimi anni.
Dietro ai cumuli di immondizia che presto bruceranno e avveleneranno l'aria di Napoli.
L'ultimo spenga la luce.

6 commenti:

Paolo ha detto...

Questo Paese (e questa società) si è suicidato, è successo un po' di tempo fa, e ora siamo schegge impazzite. E' per questo che da molto tempo dico che la crisi qui non è politica, ma storica, e non risolubile con gli strumenti della politica, ma solo con una dolorosa catarsi.

F ha detto...

Temo che hai ragione.. purtroppo, come nella tragedia greca, la catarsi arriva solo dopo la katastrophé..

Anonimo ha detto...

Qualche giorno fa sono tornato da Roma e mi sa che tu hai capito tutto male! E' tutta colpa dei Rumeni o Romeni, non si sa ancora come si chiamano...sono come gli ebrei nell'antico Egitto...credo che solo Bossi sarebbe d'accordo con me...meno male!
Dado

F ha detto...

Guarda che anche i Croati hanno le loro colpe :P

Anonimo ha detto...

Mo' pure i Croati..e' perche' vi abbiamo preso la quinta sponda? ;)cmq io stavo scherzando...

Anonimo ha detto...

ottima descrizione della nostra tanto amata roma....come solo tu sai fare..
Camilla