domenica 21 ottobre 2007

L'Università in Svizzera

Dato che un post di Titollo è sfociato in una diatriba sui sistemi universitari, racconto le miei impressioni sull'istruzione in Svizzera.

Nelle classifiche internazionali, come quella stilata dalla Shanghai University, gli unici Paesi europei che vantano degli atenei di prestigio sono l'Inghilterra, la Svizzera e la Svezia. Senza dilungarmi sui meriti (e demeriti) degli altri due Paesi, posso cominciare dicendo che in Svizzera le università costano in media meno che in Italia. Gli istituti pubblici arrivano a domandare 500 euro all'anno agli studenti più ricchi. Altrimenti, esistono delle facoltà semipubbliche, come il mio HEI, che costa 3000 euro all'anno. Alla Sapienza spendevo 1000 euro circa, ma in Italia le private come la Luiss o la Bocconi arrivano ad esigere 8000 euro. Considerando che nel mio istituto insegnano gli allievi di premi Nobel come Solow, e che a livello internazionale l'HEI gode di ottima fama (al FMI gli alumni HEI sono la comunità più grande) posso dire che la Svizzera offre un'ottima qualità a prezzi largamente accessibili.

Per quanto riguarda l'organizzazione interna dei corsi, anche qui è in vigore la Riforma di Bologna (ossia il 3+2). La differenza principale riguarda l'ordinamento degli esami. Non esistono appelli, né sessioni autunnali a settembre (retake session). Alla fine di ogni corso, qualche giorno dopo, si tiene lo scritto. La maggior parte dei professori permette di avere un esonero (midterm exam) e comunque nel voto finale rientrano anche voci quali assiduità di frequenza, risultato degli esercizi per casa, partecipazione ai dibattiti. Se il voto finale non raggiunge la sufficienza, è necessario rifrequentare il corso l'anno successivo. In ogni caso il diploma non può richiedere più di 2 anni e dunque sta allo studente decidere come organizzare i crediti nell'arco del biennio. In casi eccezionali per i quali non ci si presenta all'esame finale (es: grave malattia), è possibile che il professore conceda allo studente una data extra.


Il sistema si regge sul fatto che l'intero insegnamento si concentra sul superamento del corso da parte degli studenti. Ogni settimana ci sono 2 ore di lezione (lecture) e 2 di esercitazioni (review session). Il numero ridotto di studenti (noi siamo 13) fa sì che seguendo le lezioni e le review (entrambe obbligatorie) il grosso dello studio si faccia in classe e che si arrivi agli esami con una conoscenza assorbita gradualmente nel trimestre, senza le italianissime "chiuse" di gennaio.
Anche all'Università di Ginevra, dove la mia coinquilina studia Relazioni Internazionali, il sistema è lo stesso e gli studenti non sono mai più di 50. La differenza è che la triennale (baccalaureat universitaire) ha una soglia rigida dopo il primo anno, mentre il funzionamento dell'ultimo biennio (esami, bocciature) è identico al biennio di master. Per superare il primo anno è necessario superare i 2/3 dei crediti ECTS previsti. Altrimenti si ripete e non si possono seguire i corsi degli anni successivi. E si perdono anche gli esami superati.

L'età media dei docenti è un po' più bassa di quella italiana (50-60) ma le review session sono tenute da assistenti (TA) che in genere sono studenti del PhD. Il fatto poi che l'Università sia così prestigiosa a livello globale e che i corsi sono interamente in Inglese, attira studenti (e docenti) da tutto il mondo e questo crea un'esternalità positiva per l'apprendimento. Per me è molto buffo ascoltare micro con un TA giapponese, matematica con un indiano, macro con un'italiana e studiare accanto a una compagna thailandese, una canadese, un algerino e una greca.

Dal punto di vista della qualità dei contenuti, mi sembra ad una prima impressione, che le università italiane esprimano un ottimo livello. Il problema semmai è che sono percepite come troppo sbilanciate verso la teoria anziché la pratica. Questa considerazione fa solo rabbia, perchè significa che gli atenei italiani, con la giusta organizzazione, sarebbero di eccellenza globale. Altro handicap italiano è l'ostinazione con cui la specialistica viene impartita in italiano anche in quelle lauree dove l'inglese sarebbe preferibile (economia, fisica, ingegneria etc).

Purtroppo la sinistra italiana crede che il sistema attuale sia l'unico a garantire equità. Tuttavia, ignora terribilmente il fatto che LA MOBILITA' DI CLASSE E L'UGUAGLIANZA SONO AI MINIMI STORICI in Italia. E ciò significa che qualcosa nella nostra università si è rotto, dato che questa non assicura più una meritocrazia ugualitaria. Ma anzi, rinfocola le disparità.

Pensando al mio caso personale, credo che il problema non sia che in Italia la laurea equivalga a un pezzo di carta igienica. Per molte professioni e per fare carriera accademica è sufficiente studiare in Italia. Il problema sorge quando le ambizioni ti portano a mirare alto (organismi internazionali in economia, ricerca nelle materie scientifiche, etc). Non resta che emigrare a quel punto. E qui si capisce che il sistema universitario italiano non è più capace di portare i propri cittadini al top del mondo.

Naturalmente, l'edificio nella foto è la sede dell'HEI a Ginevra: Villa Barton, in riva al lago.

8 commenti:

Titollo ha detto...

Oh finalmente!

Mi fa piacere leggere che non sono così visionario come sembra. Due cose mi sono particolarmente piaciute del tuo post:
1) l'evidenza sul fatto che all'estero il momento clou sia il corso, mentre in Italia sia l'esame.
2) il fatto che la sinistra italiana abbia perso di vista l'obiettivo, mentre si sia fissata sullo strumento.

Anonimo ha detto...

Messaggio di Filippo Perazzoli:
Ho trovato nell'articolo, caro Fra, alcuni aspetti rilevanti e di precisa indagine. E' vero, l'università italiana ha perso importanza sia a livello globale che a livello nazionale. La spendibilità di una formazione qualificata o altamente qualificata nel mercato del lavoro italiana sta ormai svanendo a causa di due motivi:
1)Il nostro "Bel paese" premia più le amicizie personali che la conoscenza.
2)L'università, travolta dal degrado culturale del sistema, è diventata una sorta di dopo-liceo con funzione di parcheggio multipiano, ad eccezione di pochi insegnamenti che conservano ancora un'anima critica.
Ciò rende l'Italia un paese eccessivamente lento, ripetitivo, vecchio, con poche prospettive allettanti per un giovane. D'altro canto, la pasta è sempre buona, i monumenti sono sempre belli da vedere e il mare della Sicilia è splendido. Insomma, l'Italia assume ormai la figura di una vecchia matrona che ti abbraccia con le sue delizie, e una volta sazio, ti incatena.
Per quanto riguarda il sistema universitario una proposta ce l'avrei.
Non più finanziamenti statali a pioggia , ma università autonome(sempre pubbliche), che si finanziano con le rette degli studenti. In tal modo ogni università avrà interesse ad essere migliore delle altre investendo in ottimi professori e insegnamenti al passo con i tempi(in inglese) e buone strutture, in modo da giustificare una più alta retta. Se io ora pago solo 800 euro, è evidente che non mi aspetto niente dall'ente, ma se io pagassi 3000 o 5000 euro la mia iscrizione dovrebbe essere giustificata con qualcosa di più in cambio. Resta il problema della famigerata equità.Soluzione: i finanziamenti che lo Stato non fornisce più alle università(e sono tanti soldi) vengono spesi sottoforma di borse di studio agli studenti più meritevoli da un medio reddito in giù e alloggi per lo studente. Questo sistema è addirittura più equo di quello attuale. Infatti, ora, i figli delle famiglie più agiate che frequentano le università pubbliche usufruiscono della spesa pubblica che in parte è finanziata con le tasse dei poveri. Con l'altro sistema, i più agiati dovrebbero finanziarsi da soli l'acquisizione di capitale umano.
Ciò in un paese come l'Italia non verrà mai attuato, e quest'estate per investire su me stesso ho intenzione(sono anche un po'costretto) a fare una summer school in un' università americana.
Filippo

Elena ha detto...

Un analisi lodevole.

Elena errata corrige ha detto...

(non sono ignorante, è che non mi digita l apostrofo) =)

F ha detto...

Il problema, Filippo, è che l'istruzione universitaria per ogni singolo studente costa circa 10.000 euro all'anno allo Stato.
Purtroppo, quindi, senza una riforma più ampia che tragga risorse da altri fronti, anche se lo Stato risparmiasse da un aumento delle rette, non riuscirebbe ad erogare quegli altri servizi che in altri Paesi europei sono disponibili: prestiti d'onore, alloggi, etc.

La Svizzera spende tre volte più dell'Italia in educazione, quasi il 10% del PIL. Sovvenziona pesantemente i propri istituti, come la Svezia. Si spiega così il fatto che l'LSE costi 24000 euro all'anno e la Pompeu Fabra di Barcellona (privata, con fondi regionali catalani) costi quanto una Bocconi. Nel mercato internazionale, il prezzo dei professori è uguale.

In attesa di una chimerica riforma delle pensioni e della burocrazia italiana, si potrebbero cominciare fare piccoli miglioramento a costo zero.

Espulsione oltre un certo limite di tempo (50%?), obbligo di inglese per certe specialistiche (sono sicuro che anche Impicciatore lo sa parlare, e Gandolfo lo faresti contento), eliminazione della sessione di settembre. Fine della cattedra a vita e abolizione dei concorsi per l'assunzione dei docenti, sostituiti dal metodo diretto della cooptazione.

Anche se così scoppierebbe la rivoluzione, il sistema resterebbe ancora più "amichevole" che altrove. Ma farebbe dei passi in avanti.

Killo ha detto...

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Anonimo ha detto...

Ciao!!!mi chiamo Daniela......sinceramente non so se leggerai il mio commento vista la data del tuo post ma forse è un mio modo personale per esorcizzare un mio sogno.....ho visto che studi all ' HEI,io è da due anni che ce l 'ho in testa!!!Ho fatto l ' Erasmus a Losanna e ho deciso che in Svizzera devo giocare le mie carte visto che in Italia non c'è speranza per un futuro al quale aspiro.......a gennaio tento anch' io l ' ammissione all ' HEI,al Master en Affaires Internationales....incrocio le dita perchè Ginevra mi ha rapito il cuore.......

fra ha detto...

Ciao! Io arrivo un po' tardi visto che questo post l'hai pubblicato nel 2007 =)
Io ho appena iniziato l'università in Italia (economia alla Cattolica di Milano) e mi piace molto..
Però vorrei fare la specialistica all'estero e mi piacerebbe moltissimo la svizzera!

posso chiederti qualche informazione?
E'difficile entrare all'università? cioè ci sono rigidi test d'ingresso?
E le tasse sono davvero così basse rispetto all'Italia? Cioè cavoli io pago 7000 euro l'anno!