giovedì 14 giugno 2007

Italia vs Turchia, un confronto tra due popoli



In questi giorni di lontananza dal blog, ho gironzolato per le strade di Roma con un mio amico di Istanbul, che non vedevo da 8 anni. Tra giri notturni in motorino intorno al Colosseo, dolce vita di San Lorenzo e Trastevere, bagni di folla nella calca di turisti del centro, ecco un bilancio del confronto tra i nostri due paesi:


Costume & Società:

-in Italia basta un mazzo di fiori per fare visita a casa di amici, in Turchia si fa un regalo per ogni membro della famiglia. Il raki che mi ha regalato il mio amico è delizioso.

-i Turchi si tolgono le scarpe entrando nelle case, piene di tappeti

-noi Italiani mangiamo troppo velocemente (e il raki lo beviamo troppo lentamente)

-"gli Italiani mangiano tantissimo durante i pasti, a casa e al ristorante."

-i Turchi sono più affettuosi degli Italiani.

-i tovaglioli di stoffa (che in casa mia si cambiano una volta a settimana) sono un po' antiigienici: in Turchia si usano solo per le grandi occasioni; altrimenti, si usano di carta.

-in Turchia, Italia vuol dire Serie A; in seconda posizione, mafia. In Italia, Turchia vuol dire uomini baffuti, mamma li turchi, fumo di tabacco e musulmani feroci.


Roma vs Istanbul:

- per la prima volta sento dire che Roma è protesa verso il passato e il futuro.

- per la prima volta sento dire che a Roma le strade non hanno poi tante buche.

- per la prima volta sento dire che il traffico è ordinato e non si rischia la vita in motorino.

- il mio amico riuscirebbe a vivere solo a Barcellona e Roma. Noi siamo metà europei e metà mediterranei. Europa, per i Turchi, vuol dire gente fredda ed efficiente.

- a Roma bere acqua dal nasone di una fontanella è così buono e ubiquo, da diventare inevitabile come una dipendenza chimica.

- Roma ha 3 milioni di abitanti, come Istanbul nel 1980. Oggi Istanbul ne conta 15 milioni. I problemi di integrazione con i Turchi anatolici, poveri, ignoranti e islamici, sono enormi.


Politica:

- "gli Italiani non fanno altro che parlare di politica, i vostri giornali ne sono pieni."

- eravamo d'accordo a non volere la Turchia nell'UE. Io perché temo che, al momento, farla entrare equivalga a dire addio per sempre all'integrazione politica. Lui perché ritiene che la Turchia ha bisogno innanzitutto di standard comuni di vita al proprio interno, con un ovest moderno e un est arcaico. E poi, un po' anche perché, a furia di sentirsi rifiutati dall'Europa, la popolazione prova parecchio risentimento verso di noi. Come un grande amore respinto, del resto. "Avete fatto entrare la Bulgaria, ma noi no."

- per i Turchi laici e kemalisti, un'impiegata pubblica non deve portare il velo, perché il velo è la manifestazione di un'interpretazione politica dell'Islam e un ufficiale pubblico deve essere neutrale. Io sostenevo che il velo è brutto e antiestetico, ma che chi vuole lo porti pure. Tutto sommato, lui ha ragione, però.

-i Turchi si sentono vittime delle potenze straniere, che nell'arco della storia hanno cercato di approfittare di qua e di là delle debolezze dell'impero Ottomano.

-"i Greci sono come noi e adesso li consideriamo amici, gli Armeni sono insopportabili e il genocidio lo hanno esagerato, i Curdi erano nostri alleati nella guerra e non capisco cosa vogliono ora. Cipro fa schifo".


Per concludere:

- "L'Italia, Roma, mi fa pensare che se la Turchia fosse nell'UE, non perderemmo per forza la nostra identità, ma potremmo mantenere la nostra mediterraneità, senza rinunciare alla modernità. Saremmo come voi. Qui a Roma, in Europa, il cittadino è protetto, lo Stato ci tiene a lui; non come da noi dove il cittadino deve fare tutto da sé."


E' una cosa che ho pensato anch'io tante volte. Ma dell'Italia.

2 commenti:

Totentanz ha detto...

"E' una cosa che ho pensato anch'io tante volte. Ma dell'Italia."

Ahahaha, lo penso anche io dell'Italia, dopo aver vissuto in Germania :-)

Io comunque accoglierei la Turchia in Europa a braccia aperte, dopo la megamanifestazione di Smirne per la laicità dello stato.

F ha detto...

Il problema è che per un Turco, la laicità non è un concetto separabile dal nazionalismo e da una certa posizione che i militari devono ricoprire come garanti dello spirito di Ataturk. Non fa rima con democrazia, o diritti delle minoranze.

A Smirne, come a Istanbul e Ankara, sfilava una marea rossa.. tutti in mano avevano una bandiera nazionale..