lunedì 23 aprile 2007

Storie di ordinaria burocrazia

Ero sicuro che la segreteria amministrativa della Sapienza toccasse il fondo, ma mi sbagliavo: avevo dimenticato il Mamiani, il mio ex liceo.

Gli svizzeri cagano il cazzo. Dato che sono stato ammesso ad un istituto che è soltanto collegato con l’Université de Genève, anche questa reclama la sua dose di scartoffie. Non si limita alle solite fotocopie del diploma, ma pretende delle copie certificate del diploma, e, udite udite, delle pagelle degli ultimi tre anni di superiori!
Gli armadi di casa inutilmente a soqquadro, col cuore in gola torno a scuola, sperando che almeno loro abbiano qualche traccia del mio passaggio sui banchi di scuola. Entro in segreteria.
Una grande sala dominata da una croce di legno. Armadi liberty straripanti di cartelle e fascicoli colorati. Odore di carta e di vecchio. Scettica regina del disordine è la Gina, la “responsabile”.

Espongo il mio problema. Ho ricevuto la richiesta del dossier venerdì, oggi è il primo giorno uitle per reperire i documenti, mi servono oggi, devo spedirli domani perché siano a Ginevra venerdì. Mi basta che faccia una fotocopia e ci metta un timbro con firma e data. Se no, non mi iscrivono. Semplice, no?
In una strepitosa dimostrazione empirica di come le parole possono attraversare il cranio della gente senza lo stop, la Gina borbotta in semisiciliano che “certe richieste non si possono fare all’ultimo minuto, dovevo pensarci prima. Riempi questo modulo e vediamo che si potrà fare”. Protesto, mi impunto, alzo la voce. La Gina di mala voglia cerca il mio nome su un grande registro, che immagino uguale a quello di Minosse.
Non mi trova. Con sufficienza sibila “guarda mbò tu”. Mi trovo immediatamente. E’ costretta a lavorare. Trova le mie pagelle. Continua a ripetere che è lei che è generosa. Dentro di me penso che è lei che deve fare il suo dovere.
Mi dico “è fatta”. Devo spiegare circa cinque volte che deve solo fare una fotocopia, mettere un timbro e scriverci sopra “la Gina”. La fotocopiatrice è guasta. “Vai a piazza Mazzini a farle, però non puoi portar via le pagelle senza permesso”. Faccio il provola, le ammicco “Vado e poi torno al mio appuntamento galante con lei, ok?” In uno slancio di buon senso capisce che non sono interessato a rubare le mie pagelle e che il mio scopo è un altro. Mi lascia andare, torno in cinque minuti. Non si trovano i timbri, poi si trovano tra una chiacchiera e l’altra con i bidelli.
Manca solo la firma del preside. Al mio toc-toc buongiorno il preside è chiaro “Oggi no!”. Grido “solo una firma! la prego..” come una tredicenne a caccia dell’ultimo autografo del divo.
Mentre aspettiamo che Gesù risorga dal suo ufficio, la Gina si ammorbidisce e mi chiede della Svizzera. Un sorriso raggrinzito tra i suoi capelli biondi tinti. “Ho visitato tutti i candoni” mi fa, tronfia d’orgoglio. “Effettivamente qua sei solo un nummero, io ce lo dico sempre al preside, preside siamo nummeri noialtri!” Ride, ignara di essere lei stessa vittima e carnefice. Il preside si concede. Esco, un po’ sudato.

In questo paese i doveri d’ufficio vengono scambiati per generosi favori. Gli studenti, questi fastidiosi seccatori.

3 commenti:

Lele ha detto...

Eddai che alla fine le pagelle le hai trovate (da come avevi attaccato sospettavo il contrario)...

Teo ha detto...

Ghe figada i gandoni svizzeri. Io sono sdado al Tiscino, ai Grigggioni... :-)

F ha detto...

Chissà quante persone meno testarde non le avranno trovate.. L'avrei uccisa.