venerdì 24 ottobre 2008

Nella testa di un avvocato difensore

Non è la prima volta che mi pongo questa domanda. Poi leggo questo.

E mi chiedo, come è possibile che esistano delle persone che abbiano scelto di difendere assassini come mestiere di vita? Io, lo ammetto, non so nulla di diritto penale, processuale.. ma per me la funzione sociale di un avvocato difensore non è quella di cercare un modo per salvare un criminale dalle forche della giustizia. Ho sempre immaginato il difensore come ad una figura di garanzia. Qualcuno che mostra le incongruenze delle accuse, che difende il diritto che ognuno di noi ha ad un giusto processo. Ad essere dichiarato colpevole solo quando le accuse riescono ad essere schiaccianti.
Non credevo invece che il lavoro del difensore fosse quello di rilanciare controaccuse assurde, prive di ogni buon senso. Sono stati i ladri ad uccidere Meredith, dopo averla violentata e nascosta in un piumone nell'armadio. Erano stati i vicini di casa a pugnalare Samuele, a Cogne. Erano gli Albanesi, ad Erba, a bruciare la casa con 4 persone vive all'interno.
Non saranno gli alieni, forse, la causa di questa crisi finanziaria?
Sullo sfondo, questo strano intreccio tra politica, media e giustizia. La Bongiorno, avvocato difensore di questo evidentemente facoltoso studente fuorisede pugliese. La Bongiorno, parlamentare italiana PdL, difensore di Giulio Andreotti nel processo di mafia. Taormina, difensore della Franzoni di Cogne. Taormina, avvocato di Previti.
Sono sicuro che di tutto questo, in Italia, se ne parlerà, a giorni alterni, al circo di Vespa.
Ma, nel frattempo, continuo a chiedermi: come bisogna essere per diventare l'avvocato di un diavolo?

1 commento:

Andrea (psiko) ha detto...

Eggià. Principalmente si deve riconoscerlo, il diavolo. Un tempo lo si faceva molto bene. E - che mi ricordi - si finiva sempre a far caldarroste, in piazza, sui resti delle streghe.
Eh. Bei tempi.